La storia di Carlo: ha venduto casa, ma non si aspettava le imposte
Carlo ha venduto il suo trilocale a Milano dopo cinque anni dalla ristrutturazione. Pensava fosse tutto semplice: vendita, rogito, bonifico e via. Poi arriva una brutta sorpresa: l’Agenzia delle Entrate lo contatta per chiarimenti fiscali. Carlo scopre che alcune imposte potevano – forse dovevano – essere pagate. Ma nessuno glielo aveva detto.
Se anche tu stai per vendere casa e non vuoi brutte sorprese, questo articolo è per te.
Noi di CIRAV, agenzia immobiliare con sedi a Milano e Sesto San Giovanni, l’abbiamo scritto per chiarire quando si pagano tasse sulla vendita di un immobile, quali sono, come evitarle se non dovute e come comportarsi con la plusvalenza. Con esempi pratici, spiegazioni semplici e niente fisco-linguaggio.
Si pagano sempre le tasse sulla vendita di una casa?
Quando non devi nulla: i casi di esenzione totale
In alcuni casi, vendere casa non comporta alcuna tassazione. Succede quando:
- Sono passati più di 5 anni dall’acquisto dell’immobile.
- Hai usato l’immobile come abitazione principale per la maggior parte del tempo.
- Hai ricevuto l’immobile per successione (eredità).
- Non hai realizzato una plusvalenza.
In questi casi, nessun imposta da versare. Ma è sempre bene verificare con notaio o commercialista.
Quando scatta l’obbligo fiscale (anche se hai già pagato in passato)
Le tasse si applicano se:
- Rivendi prima dei 5 anni e non era la tua prima casa o abitazione principale.
- Ottieni un guadagno (plusvalenza) sulla vendita.
E sì: anche se hai già pagato IMU, TASI o altre imposte, la plusvalenza è separata e può essere tassata.
La differenza tra prima e seconda casa dal punto di vista fiscale
- Prima casa: ha agevolazioni su IVA e imposte di registro, ma la tassazione sulla vendita dipende dall’uso che ne hai fatto e da quando l’hai acquistata.
- Seconda casa: se vendi entro 5 anni, e con guadagno, le imposte sulla plusvalenza si applicano quasi sempre.

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Cos’è la plusvalenza e come viene calcolata
La regola dei cinque anni: il punto di partenza
Il fisco parte da qui: se vendi entro 5 anni dall’acquisto, potresti pagare tasse.
Ma solo se realizzi una plusvalenza, cioè un guadagno. Ecco come si calcola.
Come si calcola la plusvalenza immobiliare (con esempi pratici)
Formula base:
Prezzo di vendita – Prezzo di acquisto – Spese documentate = Plusvalenza tassabile
Esempio:
- Acquisto nel 2022 a 200.000 €
- Vendi nel 2025 a 270.000 €
- Hai speso 20.000 € in ristrutturazione (documentati)
270.000 – (200.000 + 20.000) = 50.000 € → Plusvalenza
Quando è tassata (e quando no)
È tassata se:
- Rivendi prima dei 5 anni
- Non hai usato la casa come abitazione principale
- Hai realizzato un guadagno
Non è tassata se:
- È passato più di 5 anni
- L’hai ereditata
- L’hai usata come casa principale per la maggior parte del tempo
Le imposte sulla plusvalenza: aliquote e scelte possibili
Tassazione ordinaria vs imposta sostitutiva del 26%
Hai due strade:
- Tassazione ordinaria: inserisci la plusvalenza nella dichiarazione dei redditi → si somma agli altri redditi e viene tassata secondo scaglioni IRPEF (23%–43%).
- Imposta sostitutiva del 26%: puoi sceglierla al momento del rogito, chiedendo al notaio di trattenerla e versarla.
Quando e come scegliere l’imposta sostitutiva dal notaio
La soluzione del 26% semplifica la vita: non devi dichiarare nulla, non rischi errori.
Puoi sceglierla solo al momento della vendita, non dopo. Basta dirlo al notaio, che la inserisce nell’atto e la trattiene dal pagamento.
Altre spese che puoi sottrarre dalla plusvalenza
Puoi “abbassare” la plusvalenza se hai spese documentate, come:
- Ristrutturazioni edilizie
- Onorari notarili
- Spese tecniche (geometra, visure, APE)
- Commissioni d’agenzia
Importante: conservare fatture e bonifici parlanti.
Altri costi fiscali legati alla vendita (oltre alla plusvalenza)
Le eventuali spese notarili e chi le sostiene
In linea generale:
- Il notaio è scelto e pagato dall’acquirente
- Il venditore può avere costi notarili se richiede l’imposta sostitutiva o se ci sono pratiche aggiuntive (es. dichiarazioni, certificazioni, ecc.)
Tasse indirette da tenere in conto (successioni, donazioni, ecc.)
Se hai ricevuto l’immobile per:
- Successione: niente tasse sulla vendita, ma dovrai dimostrare che è avvenuta la voltura.
- Donazione: la vendita può essere più difficile per via della revocabilità nei 20 anni.
Parlane sempre con il notaio.
Le imposte nel caso di immobile ereditato o ricevuto in donazione
- Nessuna tassazione sulla plusvalenza, a meno che tu non l’abbia ristrutturata e rivenduta entro 5 anni.
- È utile chiedere una perizia giurata per dimostrare il valore al momento dell’eredità.
Conclusioni e risposte chiare per chi vuole vendere casa
Riepilogo: quando vendi e non paghi nulla, quando sì
Non paghi nulla se:
- Sono passati più di 5 anni dall’acquisto
- Hai usato la casa come abitazione principale
- Hai ereditato l’immobile
Paghi tasse se:
- Vendita entro 5 anni
- Plusvalenza realizzata
- Uso non abitativo
Il supporto fiscale e tecnico del team CIRAV
Vendere casa è una decisione importante. E anche se le imposte possono spaventare, con le giuste informazioni e supporto professionale, tutto diventa più semplice.
CIRAV ti aiuta a:
- Capire se devi pagare tasse e quante
- Calcolare la plusvalenza
- Organizzare documentazione per eventuali detrazioni
- Pianificare la vendita nel momento più vantaggioso
Domande frequenti (FAQ)
1. Se ho ristrutturato casa prima della vendita, posso dedurre i costi?
Sì, ma solo se documentati (fatture, bonifici parlanti, ecc.)
2. Devo dichiarare la vendita nella dichiarazione dei redditi?
Solo se c’è tassazione per plusvalenza e non hai scelto l’imposta sostitutiva.
3. È meglio aspettare 5 anni per vendere?
Dipende: se hai una plusvalenza, sì. Se non c’è guadagno o hai usato l’immobile come prima casa, puoi vendere anche prima.
4. Serve un commercialista per la vendita?
Non è obbligatorio, ma consigliato se gestisci importi elevati o hai dubbi fiscali.